Tipologia Evento Spettacoli e performance
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Degustazione
Laboratori per bambini e famiglie
Presentazioni
Restituzioni laboratori
Spettacoli e performance
Spettacoli per bambini e famiglie
Visita guidata
Data dell'evento
Tutto
25 agosto
20 agosto
21 agosto
22 agosto
23 agosto
24 agosto
Luogo dell'evento
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Auditorium di Sant'Agostino
Belvedere “Monti Azzurri” (Terrazza Residenza Municipale)
Biblioteca "Tra le righe"
Chiostro Sant'Agostino
Colle Ascarano
Giardini "Giulietta Masina"
Giardini Chiesa SS Tommaso e Barnaba
Oratorio San Filippo Neri
Ostello Comunale
Palestra I.I.O. "A. Gentili - V. Tortoreto"
Piazza Alberico Gentili
Residenza Municipale - Comune di San Ginesio
Sala Consiliare Unione Montana Monti Azzurri
agosto
26agosto21:30Abracadabra21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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di Babilonia Teatri con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi scene, costumi e disegno luci Babilonia Teatri produzione Teatro Metastasio di Prato con il sostegno di Operaestate/CSC
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di Babilonia Teatri
con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi
scene, costumi e disegno luci Babilonia Teatri
produzione Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets
Per raccontare alcuni eventi della vita il teatro forse non è sufficiente, c’è bisogno di un atto magico, un rito che trasforma il palco in un ponte che connette la vita alla morte grazie a un gioco di prestigio e a grandi illusioni.
Abracadabra è una parola magica, fiabesca e arcana, un incantesimo che può far apparire quello che non c’è. Abracadabra è uno spettacolo di magia che ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo. È uno spettacolo dove la magia racconta quello che le parole non sanno dire da sole. Abracadabra si chiede che forma si possa dare al dolore. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia, se un lutto vada elaborato e se i morti possano parlare. Il sipario del Metastasio si apre con un vero mago in scena che si fa strumento di connessione con l’aldilà permettendo di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile attraverso la voce di Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che sta in mezzo al guado, che evoca la moglie scomparsa con tutti i colori del tragico, del grottesco e del poetico.
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testo e regia Giulia Scotti collaborazione al progetto Andrea Pizzalis consulenza Alessandra Ventrella con Giulia Scotti disegno luci Elena Vastano suono Lemmo Spettacolo vincitore del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2023 Menzione speciale bando Odiolestate 2023 Selezione Hystrio Festival 2025 coproduzione INDEX, Tuttoteatro.com residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t, Ferrara
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testo e regia Giulia Scotti
collaborazione al progetto Andrea Pizzalis
consulenza Alessandra Ventrella
con Giulia Scotti
disegno luci Elena Vastano
suono Lemmo
Spettacolo vincitore del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2023
Menzione speciale bando Odiolestate 2023
Selezione Hystrio Festival 2025
coproduzione INDEX, Tuttoteatro.com
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t, Ferrara Off Teatro
con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia; Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro; Olinda/TeatroLaCucina
un ringraziamento particolare a Daria Deflorian per il sostegno al progetto
Nella mia famiglia ci sono storie che non vengono raccontate nella convinzione che quello che non si dice non si saprà mai. Della storia di mia zia nessuno ha mai detto niente a me e a mio fratello, quello che sapevamo era che mio padre aveva tre sorelle e che adesso noi abbiamo due zie e che pertanto una delle tre non era più viva, Daniela. Non ho
ricordi di lei da viva, né di noi due insieme. C’è una sua fotografia, quella sì la ricordo, non mi è mai piaciuta, è un po’ sgranata, un po’ anonima, e la faccia di mia zia è gialla, o almeno così mi sembrava quando la guardavo da bambina.
È la foto che si consegna agli amici e ai parenti il giorno del funerale. Quando è morta nessuno me lo ha detto. Ho un’immagine di quel pomeriggio. Sto camminando per la casa, mi fermo davanti al bagno dei miei genitori, ho come un presentimento. La porta è semi aperta, io guardo dentro: c’è mio padre, in piedi, con le braccia lunghe, tese, appoggiate al lavandino, sta piangendo, piange disperato, trema, si scuote, ma senza fare rumore. Ricordo di essermi preoccupata perché non avevo mai visto mio padre piangere. Sono cresciuta e non ci ho più pensato: mia zia era morta e la morte fa venire tristezza, per questo, immaginavo, nessuno ne parlava mai. Poi un giorno, avevo venticinque anni, mio padre è venuto da me e mi ha raccontato la storia di Daniela. Lo ha fatto senza fermarsi, senza omettere niente, come se aspettasse quel momento da tutta la vita. Questa è la storia di mia zia come l’ho saputa da mio papà, è la storia di un uomo che vuole salvare sua sorella dalla morte ma non ci riesce.
Quasi tutto è vero, alcuni pezzi sono inventati.
27agosto21:30Bubaro dei Bubari21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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di Carolina Balucani regia Antonio Latella con Chiara Ferrara e Luca Ingravalle scene Giuseppe Stellato costumi Graziella Pepe musiche e suono Franco Visioli
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di Carolina Balucani
regia Antonio Latella
con Chiara Ferrara e Luca Ingravalle
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistente alla regia Riccardo Rampazzo
assistente alla regia dottorando ANAD Danilo Maglio
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
Bùbaro dei Bùbari, nuova produzione del TSU dal testo dell’autrice umbra Carolina Balucani con la regia di Antonio Latella, è un racconto crudo e poetico su due giovani in fuga.
«Un fratello e una sorella, forse non in questo ordine, che per me sono fratello e sorella non solo per quel legame dato dal DNA, ma anche perché sono parte di una comunità. Un luogo che non è e non sarà mai casa. Una casa che non è e non sarà mai luogo. Una cabina telefonica che è luogo e casa, ma anche totem di ciò che è e che dovrebbe essere il presente, e tomba delle voci di un padre e di una figlia che non hanno e non avranno mai corpo. Cosa vuol dire essere “nomadi” oggi? È una scelta o è una condizione non voluta? Le parole di Carolina Balucani si fanno testo teatrale, ma sono anche il tentativo di creare, attraverso vari stili, un nuovo modo di fare letteratura teatrale. Questa sua libertà e questo suo coraggio verranno chiesti anche ai due giovanissimi interpreti e a tutti i collaboratori. Liberarsi da ciò che si ha per provare a far spazio a ciò che forse non si avrà mai: è come se la Balucani lo chiedesse, è come se tentasse di codificare un nuovo modo del dire, un modo forse storto, forse zoppo, in un precario equilibrio, quello che usano i trampolieri per vincere la forza di gravità e gridare “io esisto”, nonostante lo schifo. Io sono parte di questo universo che mi ha insegnato a mentire per essere creduto. La verità la dice chi mente meglio, e questa verità è ciò che mi appassiona e che mi fa affrontare con una inaspettata giovinezza questo nuovo testo italiano di questa giovane autrice».
Antonio Latella
«Ho immaginato una lingua nomade, sporcata dall’inflessione dell’ultimo luogo dove si è fermata. Una lingua capace di straniarsi e rendere la prima persona singolare una terza persona singolare, quando chi la pronuncia parla di sé e si guarda da fuori, e si vede con gli occhi degli Altri. Familiare come un legame di sangue, per chi è straniero in tutte le terre e in tutte le terre è allontanato dagli Altri. Nasconde sempre dentro un’altra lingua. Il nomadismo non è stato solo un vagabondaggio celestiale, perché nasceva per sfuggire dall’oppressione. Dedico questa scrittura a un popolo oppresso e nomade che non ha mai rivendicato una terra e non ha mai dichiarato guerra a nessuno. Spero che salga, attraverso la fiaba, su un palcoscenico occidentale. I fari dell’Occidente illumineranno la recita a cui spesso è costretto per sopravvivere».
Carolina Balucani
28agosto18:00Mine-HAHA18:00 Auditorium di Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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dal romanzo di Frank Wedekind un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi ideazione e regia Marco Corsucci con Matilde Bernardi spazio e luci Flavio Pezzotti suono Federico Mezzana produzione TPE - Teatro Piemonte
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dal romanzo di Frank Wedekind
un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi
ideazione e regia Marco Corsucci
con Matilde Bernardi
spazio e luci Flavio Pezzotti
suono Federico Mezzana
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
spettacolo nato come progetto dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’
in collaborazione con Romaeuropa festival con il sostegno di TPE – Teatro Piemonte Europa e AMAT
progetto vincitore della seconda edizione del Premio Silvio d’Amico alla regia
Mine-Haha è un diario di memorie fittizie che ripercorre la vita di Helene Engel, Hidalla, dalla sua primissima infanzia all’adolescenza. A partire dall’omonimo romanzo di Wedekind,
lo spettacolo si sviluppa attorno alla formazione di un corpo femminile, mettendo l’accento sulla relazione tra sguardo, corpo ed educazione. In una dimensione espositiva, il corpo di chi è in scena diventa il terreno per indagare i rapporti di potere che corrono tra chi guarda e chi viene guardato, attraverso la messa a tema del ruolo dello spettatore.
28agosto21:30Baraonda21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry traduzione e adattamento di Francesca Garolla drammaturgia e regia GRUPPO UROR con Evelina Rosselli e Caterina Rossi scene Luca Giombi costumi Caterina Rossi light designer Camilla
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liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry
traduzione e adattamento di Francesca Garolla
drammaturgia e regia GRUPPO UROR
con Evelina Rosselli e Caterina Rossi
scene Luca Giombi
costumi Caterina Rossi
light designer Camilla Piccioni
sound designer Federico Mezzana
maschere a cura di CreaFx Effetti Speciali
produzione Teatro Metastasio di Prato
Residenza Produttiva Carrozzerie | n.o.t
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato
Baraonda è una drammaturgia originale liberamente ispirata all’Ubu Cocu di Alfred Jarry.
Sotto il fascio accecante dei riflettori, ogni piccola luce, ogni resistenza segreta sembra scomparire. Qui il potere non ha più bisogno di nascondersi, può agire indisturbato, esposto, in tutta la sua volgarità, e sembra non trovare ostacoli.
Attraverso lo studio dell’ambiguità del linguaggio politico e dei meccanismi del potere e con l’ausilio della maschera – strumento di rivelazione – Baraonda attraversa un male che ripete sempre sé stesso, un contagio che sembra impossibile da arginare. Il dispositivo scenico delinea uno spazio pensato per due corpi mascherati, circondati da automi, da elementi vivi -eppure morti- figli dell’assoluta contemporaneità.
Nell’antico susseguirsi di oppressori e oppressi, in questa macchina inutile dove il disordine è legge, esiste uno spazio per le luci più tenui? È possibile sottrarsi alla ripetizione?
29agosto21:30Totò e Vicé21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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Una produzione Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi di Franco Scaldati regie ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi disegno luci Maurizio Viani costumi Mela Dell’Erba tecnico luci e
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Una produzione Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi
di Franco Scaldati
regie ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
disegno luci Maurizio Viani
costumi Mela Dell’Erba
tecnico luci e audio Antonio Rinaldi
Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno all’attivo una collaborazione che dura da quasi quarant’anni. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica. Da qualche tempo si sono incontrati con Totò e Vicé, teneri e surreali clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano, e nelle loro parole, gesti, pensieri, giochi si sono subito specchiati.
Totò e Vicé sono legati da un’amicizia reciproca assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra il mondo terreno e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.
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Il progetto nasce dalla richiesta di indagare il tema dell’illusione attraverso il corpo e il movimento. Il lavoro esplora il rapporto tra controllo e libertà attraverso il corpo collettivo
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Il progetto nasce dalla richiesta di indagare il tema dell’illusione attraverso il corpo e il movimento. Il lavoro esplora il rapporto tra controllo e libertà attraverso il corpo collettivo e le sue dinamiche di disciplina, adesione e frattura, in cui il movimento diventa spazio di tensione tra regola e deviazione, tra ciò che si ripete e ciò che si sottrae. Il processo di lavoro coinvolge gli allievi del secondo anno della scuola per attori del Teatro Stabile di Torino in un percorso di ricerca e di creazione collettiva fondato sull’ascolto e sulla relazione tra singolo e gruppo, in cui il corpo si costruisce all’interno di una dimensione condivisa e in continuo mutamento. Il corpo attraversa così il passaggio dall’anonimato della massa all’emersione di una presenza individuale, sempre in dialogo con la dimensione collettiva. Attraverso questa struttura si interroga la libertà come esperienza fragile e possibile illusione, nel presente dei corpi osservati e modellati.
Progetto coreografico Riccardo Micheletti
Di e con gli allievi del II anno della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino Tommaso Rocco Arquilla, Angelica Beccari, Giulia Boffa, Enrica Daniele, Marika Favilla, Flavia Federici, Alessandro Glorioso, Andrea Guspini, Andrea Madaro, Michelangela Marinelli, Giovanni Marra, Edda Marrone, Linda Morando, Pietro Nalesso, Giulio Nicotra, Dario Pensabene Bellavia, Sabri Ayoube
Orario
30 agosto 2026 17:30
Luogo
Colle Ascarano
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On Stage è un'esperienza di gioco di ruolo dal vivo che rivoluziona il modo di vivere il teatro, azzerando
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On Stage è un’esperienza di gioco di ruolo dal vivo che rivoluziona il modo di vivere il teatro, azzerando i confini tra palco e platea. I partecipanti interpreteranno una compagnia d’attori alle prese con il celebre Macbeth di William Shakespeare, con la totale libertà di stravolgerne la trama ed esplorare scenari inediti. Con il contributo attivo del pubblico, ogni replica diventa un’opera unica e imprevedibile.
L’evento è aperto a tutti: non è necessaria alcuna conoscenza dell’opera, né esperienza pregressa nel teatro o nel gioco di ruolo.
Evento cura di Associazione Colpo Critico e Associazione Culturale Lokendil
Partecipazione libera senza necessità di prenotazione
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Regia Leonardo Lidi con Tommaso Rocco Arquilla, Angelica Beccari, Giulia Boffa, Enrica Daniele, Marika Favilla, Flavia Federici, Alessandro Glorioso, Andrea Guspini, Andrea Madaro, Michelangela Marinelli, Giovanni Marra, Edda Marrone,
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Regia Leonardo Lidi
con Tommaso Rocco Arquilla, Angelica Beccari, Giulia Boffa, Enrica Daniele, Marika Favilla, Flavia Federici, Alessandro Glorioso, Andrea Guspini, Andrea Madaro, Michelangela Marinelli, Giovanni Marra, Edda Marrone, Linda Morando, Pietro Nalesso, Giulio Nicotra, Dario Pensabene Bellavia, Sabri Ayoube
produzione Teatro Stabile di Torino
«Il taccuino di Trigorin è la realizzazione del sogno di una vita, accarezzato da Tennessee Williams,di interpretare Il gabbiano, che definiva “il primo e più straordinario dei testi teatrali moderni”. Williams aveva ventiquattro anni ed era ancora “Tom” quando scoprì Čechov. Usciva da un esaurimento nervoso, scatenato dalla necessità di battere a macchina otto ore al giorno gli ordini di una fabbrica di scarpe, per poi scrivere tutta la notte. Convalescente in casa dei nonni a Memphis nell’estate del 1935, lesse Čechov per la prima volta nella biblioteca del vicino Rhodes College. Subito attratto dai racconti, lesse poi le lettere e i testi teatrali e trovò nella vita di Čechov un’affinità con la propria. Vedeva la sua famiglia come se fosse un dramma di Čechov: un gruppo di persone infelici legate una all’altra dalle circostanze e dal sangue, che vivevano la loro routine nella frustrazione…»
Monica Capuani
Questa prima parte di introduzione di Monica Capuani mi ha confermato quello che, tra indizi sparsi nei testi e similitudini grammaticali, ho sempre sospettato. Cechov e Williams sono legati, per volontà del secondo, da un filo indissolubile. Questo è il motivo per il quale dopo la bellissima esperienza Cechov ho deciso di riprendere la strada Williams, cominciata anni fa con “Lo zoo di vetro” e ripresa ora con “La Gatta sul tetto che scotta”, per un altro viaggio indimenticabile. “Il taccuino di Trigorin” non è sicuramente il testo più riuscito di Tennessee ma un omaggio al suo (al mio, e a chi sa di quanti altri) idolo indiscusso: semplicemente uno spettacolo che mi sembrerebbe strano non fare. L’ho scelto come saggio di secondo anno per gli Allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino, del quale sono Direttore e, spero, promotore di un’idea di teatro collettivo. Un teatro che nasce da Cechov, passa da Williams e arriva a Woody Allen. Chi sarà il prossimo?
30agosto21:30Cani lunari21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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Coreografia e Regia Francesco Marilungo Con Vera Di Lecce, Barbara Novati, Roberta Racis, Alice Raffaelli, Francesca Linnea Ugolini Costumi Lessico
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Coreografia e Regia Francesco Marilungo
Con Vera Di Lecce, Barbara Novati, Roberta Racis, Alice Raffaelli,
Francesca Linnea Ugolini
Costumi Lessico Familiare
Musica e Vocal Coaching Vera Di Lecce
Luce e Spazio Gianni Staropoli
Direzione Tecnica Gianluca Sacco
Foto e Video Luca Del Pia
Produzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza
Coproduzione SNAPORAZVEREIN, IRA Institute
con il sostegno di ResiDance – azione del Network Anticorpi XL
Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), AMAT – Associazione Marchigiana per le Attività Teatrali, Consorzio PUGLIA CULTURE – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura in collaborazione con Associazione Menhir / festival LE DANZATRICI en plein air di Ruvo di Puglia e Ass. Cult. TEATRO MENZATI’/ TEX – Il Teatro dell’ExFadda di San Vito dei Normanni (Puglia).
con il sostegno di Cross Festival, Fondazione Egri Centro di Rilevante interesse per la Danza e Primavera dei Teatri Castrovillari
con il contributo di Marosi Festival, Teatro delle Moire,
Centro Coreografico Nazionale Aterballetto
Nei mesi invernali quando la luna è piena o quasi, può capitare che la sua luce venga rifratta dai cristalli di ghiaccio presenti nelle alte nubi generando un alone circolare attorno al satellite con due bagliori simmetrici ai lati: i cani lunari. Fenomeni atmosferici che la tradizione popolare leggeva come presagi di tempesta ma che erano anche segnali di passaggio, varchi visivi verso l’invisibile.
CANI LUNARI è un progetto coreografico che attraversa questi varchi e si immerge in un immaginario radicato nel femminile arcaico, nei saperi magici, nei corpi estatici. Un’indagine sensibile attorno alla figura della strega, della guaritrice: non come residuo folklorico o stereotipo demonizzato, ma come emblema di un sapere marginale e potente, che resiste alle logiche dell’utile e del visibile.
Attraverso un processo di ricerca che unisce materiali d’archivio, testimonianze orali, iconografie folkloriche e pratiche corporee, CANI LUNARI costruisce un rito performativo in cui il corpo danza la trance, l’estasi, la metamorfosi. Le performer con in mano corvi imbalsamati – anime fuoriuscite, animali guida, spiriti della soglia – compiono gesti sospesi tra rito e finzione, magia e gioco teatrale. Il movimento si nutre di frammentazioni, zoppie, gesti arcaici e improvvisi slittamenti verso l’animalità, evocando un mondo in cui il confine tra umano e ultra-umano è poroso e mobile. Il corpo si muove “sopra acqua e sopra vento”, secondo formule antiche che ancora oggi risuonano in alcuni territori italiani, ai margini.
Nel cuore del progetto si annida anche una riflessione sul corpo isterico, luogo femminile di crisi ed enigma, storicamente associato alla figura della strega e allo stato di possessione. Le fotografie ottocentesche della Salpêtrière diventano materiale simbolico da incarnare: corpi fuori controllo, attraversati dall’invisibile, che performano un sapere altro.
Il corpo della strega diventa organismo di passaggio tra dimensioni – come scriveva John Cotta, “non viaggiatrice tra mondi, ma luogo dell’incontro tra diverse sfere dell’essere”. CANI LUNARI rievoca un sapere che è politico e sensoriale, un’epistemologia incarnata. L’anima, uccello o fiato, esce dalla bocca, vola, si stacca e poi ritorna nel corpo. Come nelle confessioni estorte alle donne perseguitate – spesso visionarie, narratrici, guaritrici – il corpo diventa racconto, rito di guarigione, esercizio di sopravvivenza.
Il paesaggio sonoro, firmato da Vera Di Lecce, intreccia elettronica e suono naturale, canti orali e formule magiche, in una partitura sospesa tra il terrestre e il divino.
CANI LUNARI è un attraversamento, un sabba bianco, un rituale collettivo per re-incantare il mondo.
