Data dell'evento 22 agosto
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Luogo dell'evento
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Auditorium di Sant'Agostino
Belvedere “Monti Azzurri” (Terrazza Residenza Municipale)
Chiostro Sant'Agostino
Colle Ascarano
Giardini "Giulietta Masina"
Giardini Chiesa SS Tommaso e Barnaba
Libreria "Tra le righe"
Oratorio San Filippo Neri
Ostello Comunale
Palestra I.I.O. "A. Gentili - V. Tortoreto"
Piazza Alberico Gentili
Residenza Municipale - Comune di San Ginesio
agosto
28agosto18:00Mine AHAH18:00 Auditorium di Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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dal romanzo di Frank Wedekind un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi ideazione e regia Marco Corsucci con Matilde Bernardi spazio e luci Flavio Pezzotti suono Federico Mezzana produzione TPE - Teatro Piemonte
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dal romanzo di Frank Wedekind
un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi
ideazione e regia Marco Corsucci
con Matilde Bernardi
spazio e luci Flavio Pezzotti
suono Federico Mezzana
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
spettacolo nato come progetto dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’
in collaborazione con Romaeuropa festival con il sostegno di TPE – Teatro Piemonte Europa e AMAT
progetto vincitore della seconda edizione del Premio Silvio d’Amico alla regia
Mine-Haha è un diario di memorie fittizie che ripercorre la vita di Helene Engel, Hidalla, dalla sua primissima infanzia all’adolescenza. A partire dall’omonimo romanzo di Wedekind,
lo spettacolo si sviluppa attorno alla formazione di un corpo femminile, mettendo l’accento sulla relazione tra sguardo, corpo ed educazione. In una dimensione espositiva, il corpo di chi è in scena diventa il terreno per indagare i rapporti di potere che corrono tra chi guarda e chi viene guardato, attraverso la messa a tema del ruolo dello spettatore.
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È difficile essere agenti speciali, soprattutto per tre pinguini al Polo
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Fondazione TGR
Testo e Regia Nicolò Tomassini
Con Teresa Castello, Martina Montini ed Emma Francesca Savoldi
Costumi Silvia Pirrotta
Luci Matteo Chenna
Suono Filippo Conti
Assistente alla regia Ilaria Campani
È difficile essere agenti speciali, soprattutto per tre pinguini al Polo Sud. Devono scappare dai trichechi, combattere i leoni marini. Poi un giorno qualcosa va storto. Il mondo degli animali è in grave pericolo, il rischio estinzione è sempre più vicino. I tre pinguini però non hanno paura e accettano subito la missione affidatagli dal Capo. La missione N.A.V.E: Nessun Animale Vuole Estinguersi. Peccato che la buona riuscita del piano non dipenda solo da loro. È difficile essere agenti speciali, soprattutto se si ha a che fare con l’animale più testardo di tutti: l’essere umano. Lo spettacolo non si limita a raccontare il cambiamento climatico e i suoi effetti sulla vita degli animali, ma invita il pubblico a riflettere sul ruolo e sulla responsabilità che ciascuno di noi può assumere di fronte a questa sfida. Per diventare agenti speciali del cambiamento basta un pizzico di coraggio.
28agosto21:30Baraonda21:30 Chiostro Sant'AgostinoTipologia Evento:Spettacoli e performance
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liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry traduzione e adattamento di Francesca Garolla drammaturgia e regia GRUPPO UROR con Evelina Rosselli e Caterina Rossi scene Luca Giombi costumi Caterina
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liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry
traduzione e adattamento di Francesca Garolla
drammaturgia e regia GRUPPO UROR
con Evelina Rosselli e Caterina Rossi
scene Luca Giombi
costumi Caterina Rossi
light designer Camilla Piccioni
sound designer Federico Mezzana
maschere a cura di CreaFx Effetti Speciali
coordinamento tecnico dell’allestimento Marco Serafino Cecchi assistente all’allestimento Giulia Giardi
cura della produzione Francesca Bettalli e Caterina Moscheni
ufficio stampa Cristina Roncucci
comunicazione Francesco Marini
produzione Teatro Metastasio di Prato
Residenza Produttiva Carrozzerie | n.o.t
Baraonda è una drammaturgia originale liberamente ispirata all’Ubu Cocu di Alfred Jarry.
Sotto il fascio accecante dei riflettori, ogni piccola luce, ogni resistenza segreta sembra scomparire. Qui il potere non ha più bisogno di nascondersi, può agire indisturbato, esposto, in tutta la sua volgarità, e sembra non trovare ostacoli.
Attraverso lo studio dell’ambiguità del linguaggio politico e dei meccanismi del potere e con l’ausilio della maschera – strumento di rivelazione – Baraonda attraversa un male che ripete sempre sé stesso, un contagio che sembra impossibile da arginare. Il dispositivo scenico delinea uno spazio pensato per due corpi mascherati, circondati da automi, da elementi vivi -eppure morti- figli dell’assoluta contemporaneità.
Nell’antico susseguirsi di oppressori e oppressi, in questa macchina inutile dove il disordine è legge, esiste uno spazio per le luci più tenui? È possibile sottrarsi alla ripetizione?
