«Il taccuino di Trigorin è la realizzazione del sogno di una vita, accarezzato da Tennessee Williams,di interpretare Il gabbiano, che definiva “il primo e più straordinario dei testi teatrali moderni”. Williams aveva ventiquattro anni ed era ancora “Tom” quando scoprì Čechov. Usciva da un esaurimento nervoso, scatenato dalla necessità di battere a macchina otto ore al giorno gli ordini di una fabbrica di scarpe, per poi scrivere tutta la notte. Convalescente in casa dei nonni a Memphis nell’estate del 1935, lesse Čechov per la prima volta nella biblioteca del vicino Rhodes College. Subito attratto dai racconti, lesse poi le lettere e i testi teatrali e trovò nella vita di Čechov un’affinità con la propria. Vedeva la sua famiglia come se fosse un dramma di Čechov: un gruppo di persone infelici legate una all’altra dalle circostanze e dal sangue, che vivevano la loro routine nella frustrazione…»
Monica Capuani
Questa prima parte di introduzione di Monica Capuani mi ha confermato quello che, tra indizi sparsi nei testi e similitudini grammaticali, ho sempre sospettato. Cechov e Williams sono legati, per volontà del secondo, da un filo indissolubile. Questo è il motivo per il quale dopo la bellissima esperienza Cechov ho deciso di riprendere la strada Williams, cominciata anni fa con “Lo zoo di vetro” e ripresa ora con “La Gatta sul tetto che scotta”, per un altro viaggio indimenticabile. “Il taccuino di Trigorin” non è sicuramente il testo più riuscito di Tennessee ma un omaggio al suo (al mio, e a chi sa di quanti altri) idolo indiscusso: semplicemente uno spettacolo che mi sembrerebbe strano non fare. L’ho scelto come saggio di secondo anno per gli Allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino, del quale sono Direttore e, spero, promotore di un’idea di teatro collettivo. Un teatro che nasce da Cechov, passa da Williams e arriva a Woody Allen. Chi sarà il prossimo?